Go-to-Market nel Pitch Deck: canali, clienti e percorso di crescita

di Dario Squartecchia · · 14 min di lettura

In breve

Il go-to-market nel pitch deck descrive un meccanismo, non un elenco di canali: a quale cliente vendi per primo, come un contatto diventa cliente, quanto costa ogni canale preso separatamente e cosa hai già verificato. Deve essere coerente con prezzo e modello di vendita e collegato al capitale richiesto e ai traguardi del round.

Go-to-Market nel Pitch Deck: immagine editoriale sul tema go to market pitch deck

La slide si intitola "Strategia commerciale" e mostra otto loghi: un motore di ricerca, due social network, una fiera di settore, un marketplace, due potenziali partner, una newsletter. L'investitore la guarda e chiede: "Da quale di questi sono arrivati i vostri ultimi dieci clienti?". La risposta è che sei su dieci sono arrivati da contatti personali del CEO, e gli altri quattro da una fiera. La slide elenca canali possibili e non spiega come la società trova, convince e mantiene i propri clienti. Il go-to-market nel pitch deck dovrebbe fare esattamente questo: descrivere a quale segmento ti rivolgi per primo, attraverso quale percorso un potenziale cliente diventa cliente pagante, quanto costa ogni passaggio e cosa hai già verificato. Un elenco di canali, da solo, resta un elenco.

Cosa deve spiegare il go-to-market?

Un piano di go-to-market risponde a una serie di domande collegate tra loro. A chi vendi per primo, e perché proprio a loro. Come quei clienti vengono a sapere che esisti. Come passano dal primo contatto all'acquisto, e quanto tempo serve. Chi, nella società, guida ciascun passaggio. Quanto costa acquisire un cliente attraverso ciascun canale, e in quanto tempo quel costo viene recuperato. Cosa hai già osservato, e cosa resta da verificare.

Per un investitore il go-to-market è la risposta alla domanda più concreta di tutte: come si trasforma il capitale in crescita? Mercato e prodotto possono essere eccellenti, ma se il percorso per raggiungere i clienti è vago, costoso o non testato, il rischio di esecuzione resta alto.

Un buon go-to-market descrive un meccanismo, più che un insieme di strumenti. Il meccanismo si può verificare, misurare e migliorare; un elenco di strumenti no.

Il cliente iniziale: più stretto di quanto pensi

Il primo errore di molti piani è definire il cliente in modo troppo ampio. "PMI italiane" comprende un artigiano con due dipendenti e un'azienda manifatturiera con duecento, con bisogni, budget e processi d'acquisto completamente diversi. Nessun canale e nessun messaggio funzionano allo stesso modo per entrambi.

Un segmento iniziale ben scelto è stretto, riconoscibile e raggiungibile. "Studi dentistici con tre o più poltrone in Lombardia ed Emilia-Romagna, che gestiscono oggi gli appuntamenti con un'agenda cartacea o un gestionale datato" è un segmento: si può contare quanti sono, sapere dove si trovano, capire chi decide l'acquisto e quali fiere frequenta.

La scelta del segmento iniziale si basa di solito su tre criteri. Il problema è particolarmente acuto in quel gruppo. Il gruppo è raggiungibile con risorse limitate. Conquistarlo crea un vantaggio per espandersi ai segmenti vicini, come referenze, casi d'uso, integrazioni. Restringere il segmento all'inizio non significa rinunciare al mercato più grande: significa scegliere da dove partire per arrivarci.

Il percorso del cliente, passaggio per passaggio

Il cuore del go-to-market è il percorso che un potenziale cliente compie dal primo contatto all'acquisto, e poi al rinnovo. Disegnarlo, anche in modo semplice, rende visibile dove la società ha già prove e dove ha solo ipotesi.

Per uno studio dentistico, il percorso potrebbe essere: il titolare vede un contenuto o incontra la società a un congresso, richiede una dimostrazione, prova il software per trenta giorni, firma un abbonamento annuale, attiva il servizio con l'aiuto del supporto, rinnova dopo dodici mesi. Per ciascun passaggio, la domanda è: quanti arrivano al passaggio successivo, e quanto tempo serve?

Un piano credibile indica questi numeri dove esistono. "Delle 120 richieste di dimostrazione degli ultimi sei mesi, 70 hanno avviato la prova, 31 hanno firmato. Il tempo medio tra la richiesta e la firma è di 38 giorni". Dove i numeri non esistono ancora, il piano lo dice e spiega come verranno raccolti.

Questa ricostruzione ha anche un valore interno. Spesso rivela che il problema non sta dove si pensava: più traffico non serve se le prove si fermano perché l'attivazione è troppo complessa.

Canali: costi separati, non medie

Ogni canale ha un'economia propria. La vendita diretta costa di più per cliente, ma può portare clienti più grandi. La pubblicità online scala rapidamente, ma i costi crescono con la concorrenza. Le partnership hanno costi bassi per cliente, ma tempi lunghi per partire e poco controllo sul ritmo.

Per questo il costo di acquisizione va calcolato per canale. Una media complessiva può nascondere situazioni molto diverse: un canale con un costo di 300 euro per cliente e uno con un costo di 2.400, mediati insieme, producono un numero che non descrive nessuno dei due. Se il piano prevede di investire soprattutto nel secondo, la media inganna.

Per ciascun canale rilevante, il piano dovrebbe indicare il costo per acquisire un cliente, il valore di quel cliente nel tempo e il periodo necessario per recuperare il costo. "Congressi di settore: costo medio per cliente acquisito 1.100 euro, canone annuo medio 2.400 euro, recupero in circa sei mesi". Sono numeri che un investitore può confrontare e discutere. Come scegliere e presentare queste metriche è approfondito nella guida sui KPI per startup.

Un canale testato è anche ripetibile?

Un canale che ha portato cinque clienti con un piccolo budget di prova ha superato un primo test. Non è ancora un canale ripetibile. La differenza è importante, perché il capitale del round verrà usato per scalare: e scalare un canale non ancora ripetibile è uno dei modi più rapidi per bruciare risorse.

Un canale diventa ripetibile quando produce risultati simili in periodi diversi, con persone diverse, e quando aumentare l'investimento produce un aumento proporzionale dei risultati. Una campagna che ha funzionato una volta, grazie a un messaggio azzeccato o a un momento favorevole, potrebbe non funzionare la volta successiva. Un canale di vendita diretta che funziona solo quando vende il CEO non è ancora ripetibile.

Nel deck conviene distinguere chiaramente i canali per stadio di maturità: quelli già ripetibili, quelli testati con risultati promettenti, quelli ancora da provare. Questa distinzione dice all'investitore quale parte della crescita futura è prevedibile e quale è esplorazione. Entrambe sono legittime, purché dichiarate.

Il modello di vendita deve essere coerente con il prezzo

Il modo in cui un prodotto viene venduto dipende in gran parte dal suo prezzo e dalla complessità dell'acquisto. Un software da 30 euro al mese difficilmente regge il costo di un commerciale che visita ogni cliente. Un contratto da 80.000 euro l'anno con una grande azienda difficilmente si chiude con una pagina di acquisto online.

I modelli più comuni si distribuiscono lungo questa scala. Il prodotto che si vende da solo, con prova gratuita e acquisto online, adatto a prezzi bassi e acquisti semplici. La vendita a distanza, con commerciali che lavorano al telefono e in videochiamata, adatta a prezzi intermedi. La vendita sul campo, con incontri, dimostrazioni personalizzate e negoziazioni, per contratti grandi e processi d'acquisto complessi. La vendita attraverso partner, come distributori, integratori e consulenti, quando qualcun altro ha già la relazione con il cliente.

Un piano incoerente, come un prodotto a basso prezzo venduto con commerciali sul campo, si nota subito nei numeri: il costo di acquisizione supera il valore del cliente. Il deck dovrebbe mostrare che il modello scelto è sostenibile con il prezzo praticato.

Chi fa cosa

Un piano di go-to-market diventa credibile quando ogni passaggio ha un responsabile. Chi genera i contatti? Chi fa le dimostrazioni? Chi segue le prove? Chi chiude i contratti? Chi segue l'attivazione e il rinnovo?

Nelle prime fasi molte di queste attività ricadono sui founder, ed è normale. Ma il piano dovrebbe mostrare come cambieranno le responsabilità con il round: quali ruoli verranno assunti, con quale profilo, e quali attività il founder smetterà di fare in prima persona. Il passaggio dalla vendita guidata dal founder alla vendita guidata da un team è uno dei momenti più delicati nella crescita di una startup, e un investitore vorrà sapere come verrà gestito.

Anche il ruolo del prodotto va chiarito. In un modello in cui il prodotto si vende da solo, le scelte di progettazione, come la durata della prova, la facilità di attivazione e i messaggi all'interno dell'applicazione, sono parte del go-to-market quanto le campagne.

Come presentare il go-to-market nel pitch deck?

Nella maggior parte dei deck, il go-to-market occupa una o due slide, collocate dopo il modello di business o dopo la traction. Nella sequenza proposta dalla guida di Sequoia alla struttura di un pitch il modello di vendita e distribuzione rientra nella sezione sul modello di business: molte startup gli dedicano comunque uno spazio proprio, perché è la parte su cui gli investitori fanno più domande.

Una struttura che funziona: il segmento iniziale, definito con precisione e quantificato; il percorso del cliente, con i numeri osservati per ogni passaggio; i canali, divisi per maturità e con il costo per cliente di ciascuno; il modello di vendita e le persone che lo eseguono; il piano per i prossimi diciotto mesi, collegato al capitale richiesto.

Nella versione da presentare può bastare una slide con il percorso del cliente e i numeri chiave. In quella da inviare, una seconda slide con canali e costi permette all'investitore di approfondire senza dover chiedere.

Espandere a un nuovo mercato o scalare un canale validato

Il capitale del round può servire a due cose molto diverse. Scalare un canale già validato significa investire di più in qualcosa che ha dimostrato di funzionare: più commerciali in un mercato dove la vendita diretta è già ripetibile, più budget su una campagna con un costo per cliente stabile. Aprire un nuovo mercato, un nuovo segmento o un nuovo paese significa invece esplorare, con un rischio più alto.

Entrambe le scelte sono legittime, purché presentate per ciò che sono. Un piano che chiama "espansione" l'apertura di tre paesi in cui la società non ha mai venduto, e la presenta con la stessa sicurezza di un canale validato, confonde il rischio. Un piano che dice "60% del capitale per scalare la vendita diretta in Italia, già ripetibile; 25% per testare il mercato spagnolo con un partner locale, con obiettivi e criteri di verifica definiti" è molto più leggibile.

Per l'espansione all'estero all'interno dell'Unione Europea, il quadro di riferimento è in evoluzione: la Strategia UE per startup e scaleup descrive le iniziative pensate per ridurre gli ostacoli all'operatività tra paesi diversi. È un contesto utile da conoscere, ma non sostituisce la verifica specifica di ciascun mercato: norme di settore, canali, abitudini d'acquisto e concorrenti locali cambiano da paese a paese.

Il primo anno dopo il round: cosa misurare?

Un piano di go-to-market è un insieme di ipotesi, e il round serve anche a verificarle. Conviene indicare nel deck, o tenere pronte per le domande, le metriche che diranno nei mesi successivi se il piano sta funzionando.

Per ogni canale in crescita: costo per cliente acquisito, mese per mese, e tempo di recupero. Per ogni nuovo commerciale: tempo necessario per raggiungere la piena produttività e numero di contratti chiusi per trimestre. Per i canali in test: un criterio esplicito per decidere se continuare, modificare o abbandonare, con una data. "Se entro sei mesi le campagne online non scendono sotto i 900 euro per cliente acquisito, sposteremo il budget sui congressi" è un criterio verificabile.

Questi criteri hanno un doppio vantaggio. Rassicurano l'investitore sul fatto che il capitale non verrà speso su canali che non funzionano. E danno al team un modo per prendere decisioni basate sui dati invece che sulle preferenze, quando i risultati arrivano.

Collegare go-to-market, capitale e traguardi

Il go-to-market è la parte del deck in cui il capitale richiesto diventa concreto. Se il piano prevede di assumere quattro commerciali, il deck dovrebbe mostrare quanti clienti ciascuno potrà chiudere, in quanto tempo raggiungerà la piena produttività, e quale crescita ne deriverà. Se prevede di investire in campagne online, quanto si spenderà e con quale costo per cliente atteso.

Questi numeri si ritrovano poi nella slide sulla richiesta di capitale e nel modello finanziario. Devono essere coerenti: un piano commerciale che prevede 400 nuovi clienti in diciotto mesi con due commerciali, quando oggi ciascuno ne chiude cinque al mese, contiene un salto che l'investitore noterà.

Diagnosi della slide con otto loghi

La società della slide iniziale vende un software di gestione per studi dentistici. Rileggere quella slide con le domande di questa guida produce una diagnosi in quattro punti.

Il segmento non è definito. "Studi dentistici" comprende realtà molto diverse, dal professionista singolo alla catena. I clienti arrivati finora sono quasi tutti studi con tre o più poltrone nel Nord Italia: circa 4.000, secondo il conteggio fatto dal team sugli elenchi professionali regionali. È quello il cliente iniziale, e la slide deve dirlo.

Il percorso del cliente non compare, eppure i dati esistono: negli ultimi sei mesi 120 richieste di dimostrazione, 70 prove avviate, 31 abbonamenti firmati, 38 giorni medi alla firma. Sono i numeri che permettono all'investitore di capire dove il percorso si restringe e quanto tempo richiede.

I canali sono tutti sullo stesso piano. Otto loghi suggeriscono otto canali equivalenti, mentre la realtà è molto diversa. I congressi di settore hanno portato 14 clienti in tre eventi, con un costo per cliente di circa 1.100 euro. I contatti personali e il passaparola ne hanno portati 11, un canale prezioso che però non scala da solo. Le campagne online sono in test da due mesi, con 6 clienti e un costo ancora instabile, e l'accordo con un distributore di forniture dentali è appena partito. Un costo di acquisizione medio calcolato su tutti questi canali insieme nasconderebbe proprio le differenze che contano.

Il piano non ha responsabili. Nessuno, nella slide, guida i singoli passaggi, e manca il legame con il capitale richiesto.

La correzione richiede due slide. La prima definisce il segmento e mostra il percorso con i suoi numeri. La seconda presenta i canali per maturità, distinguendo quello ripetibile da quelli in test e in avvio, e chiude con il piano: due commerciali da assumere con il round, l'obiettivo di 180 nuovi studi in diciotto mesi, un budget limitato per validare le campagne online prima di scalarle. I loghi spariscono, e al loro posto c'è un meccanismo che l'investitore può verificare, senza confondere l'apertura di nuovi mercati con la crescita di un canale già validato.

Il go-to-market dentro il resto del materiale

Il go-to-market si appoggia su una proposta di valore chiara per il segmento scelto, tema della guida sulla value proposition, e su metriche definite con la stessa precisione nel resto del deck. Quando lo stesso piano va presentato a un comitato interno o a un consiglio di amministrazione più che a un investitore, conviene partire dalla decisione da prendere, come spiegato nella guida sul decision context. E se qualcuno chiede un documento più esteso del deck, la guida su business plan e pitch deck chiarisce quando servono entrambi.

Le due slide della correzione dipendono soprattutto da dati puliti sul percorso dei clienti. Se li hai e vuoi trasformarli in un pitch deck professionale per investitori, la panoramica dei nostri servizi spiega come lavoriamo, mentre nel Brief Strategico puoi descriverci segmento, canali e numeri degli ultimi mesi.

Domande frequenti

Quanto deve essere specifico il cliente iniziale nel go-to-market?

Deve essere abbastanza definito da spiegare come raggiungerlo e perché partire da lui. Un pubblico troppo ampio rende difficile valutare canali, messaggio e percorso commerciale.

Perché confrontare i costi dei canali separatamente?

Canali diversi possono richiedere risorse e modalità di acquisizione diverse. Leggerli separatamente permette di capire quale economia sostiene il percorso proposto, evitando che un dato aggregato nasconda differenze rilevanti.

Un canale testato è già un canale ripetibile?

No. Distingui il risultato di una prova dalla capacità di ottenere risultati attraverso un processo replicabile. La slide deve mostrare cosa è stato osservato e cosa resta da verificare.

Quali responsabilità rendere visibili nel piano go-to-market?

Chiarisci come contribuiscono marketing, vendite e prodotto. Il percorso di acquisizione deve collegare attività e ruoli, anziché presentare i canali come se funzionassero senza un'organizzazione che li sostiene.

Aprire un nuovo mercato equivale a scalare un canale validato?

Non automaticamente. Distingui l'estensione di ciò che hai già verificato dall'esplorazione di una geografia nuova, in cui le condizioni del percorso commerciale devono ancora essere messe alla prova.

Fonti e riferimenti