Pitch Startup: struttura, esempi e differenze tra deck e pitch live

di Dario Squartecchia · · 14 min di lettura

In breve

Il pitch di una startup è un racconto che cambia forma: una frase, un minuto, tre minuti sul palco, un deck da inviare, una sintesi di una pagina. Funziona quando poggia su un nucleo stabile di sei frasi e ogni versione si adatta a chi ascolta, investitori, partner, clienti o bandi, senza contraddire le altre.

Pitch Startup: immagine editoriale sul tema pitch startup

Martedì tre minuti sul palco di un evento, mercoledì un deck da mandare a un fondo, giovedì un incontro con il responsabile innovazione di un gruppo industriale. Il founder usa ogni volta le stesse diciotto slide, con piccoli ritocchi. Sul palco parla troppo veloce e salta metà del materiale; il fondo riceve slide piene di immagini che senza commento non si capiscono; il gruppo industriale ascolta dieci minuti di valutazione e round prima di sentire cosa potrebbe ottenere dalla collaborazione. Il pitch di una startup è un racconto che deve adattarsi al formato e a chi ascolta, mentre il deck è solo uno dei modi in cui quel racconto prende forma. Capire la differenza evita di usare lo stesso strumento per situazioni molto diverse.

Il pitch di una startup è un racconto, il deck uno dei suoi formati

Nel linguaggio comune "pitch" e "pitch deck" si usano come sinonimi. Conviene separarli. Il pitch è il ragionamento con cui spieghi cosa fa la società, perché conta, perché ora, perché tu, e cosa chiedi. Il deck è un supporto, scritto o proiettato, che accompagna quel ragionamento in alcune situazioni.

Lo stesso ragionamento può prendere forme molto diverse: una frase detta a un evento, un minuto in ascensore, un'email di cinque righe, tre minuti su un palco, un incontro di un'ora con un fondo, un documento che verrà letto da un comitato. In ciascuna di queste situazioni cambiano il tempo disponibile, il canale e le domande di chi ascolta.

Un pitch solido parte da un nucleo stabile e lo declina. Un pitch fragile parte dal deck e cerca di farlo entrare in ogni situazione, tagliando o aggiungendo slide. La coerenza tra le versioni nasce dal nucleo, più che dalla somiglianza grafica tra i materiali.

Il nucleo: sei frasi che reggono ogni versione

Prima di qualsiasi slide, scrivi sei frasi. Ognuna risponde a una domanda che qualunque interlocutore si pone, prima o poi.

Cosa fa la società, per chi. Quale problema risolve, e quanto costa a chi lo vive. Perché proprio adesso. Quale prova dimostra che la soluzione funziona. Perché questo team. Cosa chiedi, e per arrivare dove.

Queste sei frasi sono la versione più corta e più importante del pitch. Se una delle sei risulta vaga o difficile da scrivere, il problema non si risolverà con una slide più bella: va affrontato nel contenuto. Una frase sulla prova che dice "stiamo ricevendo molto interesse" segnala che manca un'evidenza concreta. Una frase sul team che elenca titoli di studio senza collegarli al problema segnala che il legame tra persone e progetto non è stato ancora pensato.

La prima frase merita più lavoro di tutte. I principi di Y Combinator per spiegare una startup partono proprio da qui: dire in modo semplice e chiaro cosa fa la società, con parole che un non esperto capirebbe. "Software che aiuta i laboratori di analisi a gestire le prenotazioni e ridurre le attese" funziona; "piattaforma di ottimizzazione dei flussi sanitari" no.

Che differenza c'è tra deck da inviare e deck da presentare?

Una delle confusioni più frequenti riguarda il deck. Quello che proietti durante un incontro accompagna la tua voce: può avere poche parole per slide, immagini grandi, numeri da commentare. Quello che invii per email deve funzionare da solo: frasi complete, numeri con periodo e definizione, titoli che esprimono una tesi.

Usare la stessa versione per entrambi gli scopi produce un compromesso che non funziona bene in nessuno dei due casi. Proiettato, un deck denso di testo costringe il pubblico a leggere invece di ascoltare. Inviato, un deck essenziale diventa una sequenza di immagini che chi legge non sa interpretare.

La soluzione più semplice è mantenere la stessa struttura e due livelli di densità. Le slide sono le stesse, nello stesso ordine; nella versione da inviare ogni slide ha in più le frasi e i dati che a voce aggiungeresti tu. Come costruire quella struttura è spiegato nella guida sulla struttura del pitch deck, mentre cosa deve contenere ogni sezione è il tema di quella sul pitch deck template.

Le versioni del pitch, dalla frase al documento

Un modo utile per organizzare il lavoro è preparare le versioni in ordine di lunghezza crescente, partendo dalla più corta.

La frase: cosa fa la società, per chi, con un risultato. Serve per le presentazioni rapide, la biografia sui profili professionali, la prima riga di un'email.

Il minuto: la frase, il problema, una prova, una richiesta. Serve agli eventi, alle presentazioni informali, alle telefonate inattese.

I tre o cinque minuti: le sei frasi del nucleo, sviluppate, con poche slide di supporto. Serve ai demo day, alle sessioni di presentazione di acceleratori e network.

I dieci o quindici minuti: il racconto completo, con il deck da presentare, seguito dalle domande. Serve agli incontri con investitori e partner.

Il documento: il deck da inviare, eventualmente accompagnato da una sintesi di una pagina. Serve per il primo contatto scritto e per tutto ciò che verrà letto senza di te.

Ogni versione più lunga contiene la precedente, sviluppata. Se il numero di clienti nella versione da un minuto è diverso da quello del deck, o se la richiesta cambia tra una versione e l'altra, chi ascolta più versioni se ne accorge. Aggiorna tutte le versioni insieme ogni volta che cambia un numero importante, e tieni una scheda con i dati di riferimento da cui tutte attingono.

La sintesi di una pagina

Tra la frase e il deck completo c'è un formato spesso trascurato: la sintesi di una pagina. È il documento che alleghi a un primo contatto, che lasci dopo un evento, che un contatto comune può inoltrare senza imbarazzo. In alcuni contesti, come le candidature ad acceleratori o i primi scambi con un partner industriale, viene letto prima del deck, e a volte al posto del deck.

Una buona sintesi segue lo stesso nucleo del pitch, in forma scritta: una riga su cosa fa la società, un paragrafo sul problema, uno sulla soluzione, i due o tre numeri più significativi, il team in poche righe, la richiesta con i traguardi. Niente grafici complessi, niente immagini decorative. Deve potersi leggere in due minuti, anche da telefono.

Il valore della sintesi è anche interno. Scriverla costringe a scegliere: cosa resta, se lo spazio è una pagina? Le scelte fatte qui diventano spesso le gerarchie del deck e la scaletta del pitch dal vivo.

Prima dell'importo: cosa vuoi ottenere?

Molti pitch partono dalla cifra: "raccogliamo 800.000 euro". È un'informazione necessaria, ma non dovrebbe essere la prima a essere decisa. Prima dell'importo viene la risposta a un'altra domanda: dove deve arrivare la società entro il prossimo round, o entro il punto in cui potrà sostenersi da sola?

Quella risposta si traduce in traguardi concreti: un numero di clienti, un livello di ricavi, una certificazione ottenuta, un mercato aperto, un prodotto completato. Dai traguardi derivano le risorse necessarie, le persone da assumere, i tempi, e solo alla fine l'importo, con un margine per gli imprevisti.

Un pitch costruito in questo ordine regge meglio le domande. Quando l'investitore chiede "perché 800.000 e non 500.000?", la risposta è già nel ragionamento: con 500.000 si arriva a metà dei traguardi, e il round successivo partirebbe senza le prove che lo rendono possibile.

Il pitch per stadio: pre-seed non significa senza ricavi

Lo stadio cambia ciò che un investitore si aspetta di vedere. Nelle fasi iniziali pesano soprattutto la comprensione del problema, la qualità del team e i primi segnali che la soluzione interessa davvero. Nelle fasi successive contano la ripetibilità della crescita, l'economia di ogni cliente e la capacità di scalare.

Questo non significa che una startup pre-seed debba essere priva di ricavi, né che averne la sposti automaticamente in un altro stadio. Una società con i primi contratti a pagamento ma ancora pochi mesi di storia può essere pienamente in fase pre-seed o seed: i ricavi sono una prova preziosa, e vanno mostrati con il loro contesto, senza gonfiarne il significato. Al contrario, una società senza ricavi ma con un pilota strutturato e impegni d'acquisto firmati può presentare prove solide anche nelle fasi più precoci.

Il pitch va calibrato sullo stadio reale: quello desiderato arriverà, se arriverà, con le prove. Presentarsi come una società pronta per scalare quando i dati dicono altro produce una conversazione sbagliata fin dall'inizio.

Investitori, partner, clienti, bandi: chi ascolta cambia il pitch

Il nucleo resta lo stesso, ma l'accento si sposta in base a chi ascolta.

Un investitore vuole capire se la società può diventare abbastanza grande da giustificare il rischio, e se il capitale richiesto la porterà a un punto in cui varrà di più. Contano mercato, crescita, team, uso del capitale.

Un partner industriale vuole capire cosa ottiene dalla collaborazione: un prodotto da integrare, un canale di vendita, un'innovazione da testare. Valutazione e round contano poco; contano il problema che risolvi per lui, l'impegno richiesto e i tempi.

Un cliente vuole capire se il prodotto risolve il suo problema e se la società sarà ancora lì tra due anni. Il pitch commerciale parte dal suo caso, non dalla storia della startup.

Un bando pubblico o un programma di accelerazione ha criteri scritti, e il pitch deve rispondere a quei criteri nell'ordine in cui sono valutati. In Italia, se la società è iscritta come startup innovativa, vale la pena dirlo quando è pertinente: da quello status dipendono alcune agevolazioni, anche per chi investe, descritte nel quadro ufficiale italiano sulle startup innovative.

Il pitch dal vivo: tempo, voce, slide

Presentare dal vivo richiede una preparazione diversa da quella del documento. Il tempo è il vincolo principale: un pitch da cinque minuti che ne dura sette verrà interrotto, e spesso proprio sulla richiesta finale.

Alcune regole aiutano. Prepara il testo e misuralo a voce alta, non a mente: si parla più lentamente di quanto si pensi, soprattutto sotto pressione. Togli prima ciò che è interessante ma non indispensabile, poi ciò che si può dire in risposta a una domanda. Lascia sulle slide solo ciò che aiuta il pubblico a seguire: un numero grande, un'immagine del prodotto, un titolo che riassume il punto.

La demo merita una nota a parte. Mostrare il prodotto funzionante è potente, e rischioso. Una demo dal vivo che si blocca toglie minuti preziosi e lascia un'impressione negativa. Una registrazione breve, preparata in anticipo, offre quasi tutto il beneficio con molto meno rischio.

Le domande a cui il pitch non risponde ancora

Ogni pitch lascia domande aperte, e alcune non hanno ancora una risposta: il prezzo definitivo non è stato testato, il secondo canale di vendita non è stato provato, la retention si basa su pochi mesi. Nasconderle è un errore, perché l'investitore le troverà comunque.

Un approccio più efficace è decidere in anticipo come trattarle. Per ciascuna, prepara tre elementi: cosa sai oggi, cosa non sai ancora, come e quando lo scoprirai. "Abbiamo testato il prezzo solo su clienti piccoli. Nei prossimi tre mesi proporremo la versione per le catene a due prospect già in trattativa, e avremo il primo dato entro settembre". Una risposta così trasforma un punto debole in una parte del piano.

Alcune di queste domande aperte possono diventare traguardi del round: se il secondo canale non è testato, testarlo può essere uno degli obiettivi finanziati. È uno dei modi in cui il pitch diventa coerente dall'inizio alla fine.

Il software per laboratori in tre formati

Una startup sviluppa un software per laboratori di analisi cliniche che gestisce prenotazioni e accettazione, riducendo le code al mattino.

La frase: "Software di prenotazione e accettazione per laboratori di analisi, usato da 35 laboratori in Lombardia e Veneto: riduce in media del 40% i tempi di attesa al mattino".

Il minuto: la frase, poi il problema (le code concentrate tra le 7 e le 9, i pazienti che rinunciano), una prova (il dato sulle attese, misurato su un laboratorio pilota per sei mesi), la richiesta adatta all'interlocutore: a un investitore un incontro per parlare del seed, a un gruppo di laboratori una dimostrazione.

I dieci minuti: il nucleo completo, con il deck. Problema con un caso concreto, soluzione con una schermata, perché adesso (la diffusione delle prenotazioni online dopo il 2020), mercato costruito sul numero di laboratori privati nelle regioni target, traction con ricavi ricorrenti e rinnovi, modello di business, concorrenza (gestionali tradizionali, centralini, fogli di calcolo), team, richiesta collegata a tre traguardi.

I tre formati dicono la stessa cosa a livelli diversi di dettaglio, e nessuno contraddice gli altri.

Come provare il pitch?

Le prove migliori si fanno con persone che non conoscono il progetto. Dopo una prova, chiedi all'ascoltatore di raccontarti con parole sue cosa fa la società, a chi serve e cosa stai chiedendo. Le differenze tra quello che hai detto e quello che ha capito indicano i punti da sistemare.

Prova anche con chi conosce il settore, per verificare che termini e numeri siano corretti, e con chi ha esperienza di investimenti, per anticipare le domande più probabili. Registrare una prova e riascoltarla è scomodo e molto utile: si sentono subito le frasi troppo lunghe, i passaggi che si inceppano, i numeri detti in modo impreciso.

Cosa succede quando le versioni si contraddicono?

Il rischio principale di un pitch con molte versioni è che smettano di raccontare la stessa società. Succede quando lo stesso deck viene usato per ogni situazione, dal palco all'email, e nessuna versione è davvero adatta al suo contesto. Succede anche nel caso opposto, quando le versioni brevi e lunghe vengono aggiornate in momenti diversi e finiscono per mostrare numeri diversi. Un investitore che sente "35 laboratori" sul palco e legge "oltre 40" nel deck ricevuto il giorno dopo si chiede quale dei due sia vero.

Altri problemi riguardano l'ordine del racconto: partire dall'importo invece che dai traguardi, raccontare la storia del founder prima di dire cosa fa la società, presentarsi in uno stadio diverso da quello reale. E uno riguarda il silenzio, cioè ignorare le domande aperte sperando che nessuno le ponga: arrivano sempre, di solito nel momento meno comodo. Altri problemi frequenti, soprattutto nel deck, sono raccolti nella guida sugli errori nel pitch deck, e per vedere come altri founder hanno affrontato le stesse scelte puoi leggere quella sugli esempi di pitch deck.

Il lavoro prima dello strumento

Un buon pitch per startup non è una presentazione perfetta da ripetere ovunque. È un ragionamento chiaro, con un nucleo stabile e versioni costruite per situazioni diverse, tutte coerenti tra loro. Il lavoro più importante avviene prima di aprire qualsiasi strumento: scrivere le sei frasi, verificarne le prove, decidere cosa chiedere e perché.

Se vuoi lavorare sul tuo pitch, dal racconto al deck nelle sue diverse versioni, la pagina con i nostri servizi descrive i formati, il portfolio ne mostra alcuni, e nel Brief Strategico puoi indicare le occasioni in cui dovrai presentarti.

Domande frequenti

Il deck da inviare può coincidere con quello da presentare a voce?

Valuta se le slide restano comprensibili senza la tua spiegazione. Documento e presentazione orale hanno condizioni di lettura diverse: la versione inviata deve conservare il contesto necessario anche da sola.

Cosa definire prima dell'importo del round nel pitch?

Chiarisci il pubblico e la decisione che vuoi rendere possibile. Questo orienta la selezione delle informazioni e permette di collocare la richiesta di capitale nel contesto della conversazione.

Una startup pre-seed deve necessariamente essere senza ricavi?

No. Presenta le evidenze effettive della startup, senza dedurle automaticamente dall'etichetta della fase. Se esistono ricavi, descrivili per ciò che mostrano e con i relativi limiti.

Come mantenere coerenti una versione breve e una lunga del pitch?

Usa la stessa base di fatti e ipotesi, cambiando la profondità della spiegazione. La sintesi deve selezionare il contenuto senza produrre un'immagine diversa del progetto.

Cosa fare delle domande a cui il pitch non risponde ancora?

Riconoscile come aspetti da approfondire. Distinguere ciò che è noto dalle questioni aperte permette di proseguire il confronto senza riempire i vuoti con certezze non disponibili.

Fonti e riferimenti