Come trovare investitori per startup: criteri, ricerca e preparazione

di Dario Squartecchia · · 14 min di lettura

In breve

Come trovare investitori per startup senza mandare lo stesso deck a centinaia di contatti: prima si definisce cosa si cerca, poi si riduce la lista a chi può davvero investire nella tua fase, si arriva a quelle persone con presentazioni calde o contatti diretti mirati e si segue ogni conversazione in un registro.

Come trovare investitori per startup: immagine editoriale sul tema come trovare investitori startup

Il foglio di calcolo si chiama "investitori_definitivo" e contiene 340 nomi: fondi trovati in un database, angel incrociati a un evento, un paio di contatti suggeriti da un amico. Dopo un mese di email, le risposte sono undici, gli incontri tre, e nessuno di questi tre investe nella fase in cui si trova la società. Il problema non stava nella quantità dei nomi. Capire come trovare investitori per una startup significa prima di tutto ridurre la lista a chi può realisticamente investire nel tuo progetto, oggi, e poi arrivare a quelle persone nel modo giusto, con un materiale pronto e un sistema per seguire ogni conversazione.

Prima della ricerca: cosa stai cercando, esattamente?

Una ricerca efficace parte da tre risposte scritte. Quanto capitale ti serve e per fare cosa, cioè quali traguardi intendi raggiungere con quei soldi prima del round successivo. In quale stadio si trova davvero la società: prodotto in sviluppo, primi clienti paganti, ricavi ricorrenti in crescita. E che tipo di investitore è coerente con queste due risposte.

Sembra ovvio, ma è qui che molte ricerche si perdono. Una società con un prototipo e un fabbisogno di 250.000 euro che contatta fondi abituati a investire due milioni in società con ricavi consolidati raccoglierà rifiuti rapidi, e ciascun rifiuto sarà indipendente dalla qualità del progetto. Lo stesso vale al contrario: un round da tre milioni difficilmente si chiude con soli angel, a meno di una rete molto ampia e di un capofila capace di coordinarli.

Se non hai ancora chiara la differenza tra le principali categorie di capitale, la guida su business angel e venture capital spiega come cambiano decisioni, importi e aspettative. Avere queste risposte prima di aprire il foglio di calcolo ti evita di riempirlo di nomi che non potranno mai dire sì.

Dove cercare investitori? Le fonti che funzionano

Non esiste un elenco completo degli investitori adatti a te. Esistono fonti diverse, ciascuna con i suoi limiti, che insieme permettono di costruire una lista ragionata.

La fonte più precisa sono le società simili alla tua che hanno già raccolto. Cerca startup del tuo settore, o con un modello di business simile, che hanno annunciato round negli ultimi due o tre anni nella fase in cui ti trovi tu. Chi ha investito in loro ha già dimostrato interesse per quel tipo di progetto. È anche un modo per capire chi evitare, perché un fondo che ha appena finanziato un tuo concorrente diretto difficilmente investirà anche in te.

I siti dei fondi descrivono tesi, stadio, importi tipici e portafoglio. Sono utili per verificare un nome, meno per scoprirlo. I database specializzati, a pagamento o gratuiti, permettono di filtrare per settore, stadio e area geografica; i dati però invecchiano in fretta, e un fondo che ha smesso di investire due anni fa può comparire ancora come attivo.

Network di angel, acceleratori e programmi pubblici sono porte d'ingresso importanti nelle prime fasi. Molti network organizzano sessioni periodiche in cui le startup selezionate presentano a più investitori insieme. Gli acceleratori hanno relazioni consolidate con fondi early stage e spesso organizzano giornate di presentazione al termine del programma.

Per un quadro dei volumi e degli stadi su cui si concentra il capitale in Europa, i dati Invest Europe sul private capital europeo offrono statistiche aggregate utili a calibrare le aspettative. Se il tuo mercato è europeo fin dall'inizio, la Strategia UE per startup e scaleup descrive le iniziative con cui l'Unione intende facilitare l'accesso al capitale tra paesi diversi.

Da elenco di nomi a lista qualificata

Un elenco di nomi è materia prima. Diventa una lista di lavoro quando, per ciascun nome, sai perché è lì. Una buona pratica è annotare per ogni investitore quattro elementi verificati: lo stadio in cui investe, l'importo tipico del primo ingresso, i settori del portafoglio recente e il motivo specifico per cui il tuo progetto potrebbe interessargli.

L'ultimo campo è il più importante. "Investe nel software B2B" descrive centinaia di fondi. "Ha investito l'anno scorso in una piattaforma per la logistica del freddo, e il nostro prodotto si integra con quel tipo di operazioni" è una ragione concreta. Se non riesci a scrivere il motivo in una frase specifica, quel nome non è ancora qualificato.

Verifica anche che la tesi sia ancora attuale. I fondi cambiano focus, i partner cambiano fondo, gli angel attraversano periodi in cui non investono. Un fondo che ha fatto l'ultimo investimento due anni fa potrebbe aver esaurito il periodo in cui fa nuove operazioni. Guarda le notizie recenti, i nuovi ingressi in portafoglio, eventuali interviste in cui il partner racconta su cosa sta concentrando l'attenzione. Se le informazioni pubbliche non bastano, una domanda diretta in apertura del primo contatto è perfettamente accettabile.

A questo punto conviene dividere la lista in fasce. In cima gli investitori con il fit più forte e, idealmente, una strada per arrivarci tramite qualcuno che li conosce. In mezzo quelli compatibili ma con un legame meno evidente. In fondo quelli possibili, da tenere come riserva. Una lista qualificata di trenta o cinquanta nomi vale molto più di trecento nomi raccolti senza criterio.

Eventi, demo day e piattaforme: quando servono davvero?

Eventi di settore, giornate di presentazione e piattaforme online che mettono in contatto startup e investitori sono strumenti utili, a patto di sapere cosa aspettarsi. Un evento serve raramente a chiudere un investimento. Serve a creare il primo contatto con persone che altrimenti non incontreresti, e a ottenere quella breve conversazione che rende il messaggio successivo atteso invece che sconosciuto.

Per sfruttarli conviene arrivare preparati: sapere in anticipo quali investitori parteciperanno, scegliere i tre o quattro con cui vale la pena parlare, avere una presentazione verbale di trenta secondi e un modo rapido per lasciare il materiale. Il giorno dopo, un messaggio che richiama la conversazione fa più di qualsiasi biglietto da visita.

Le giornate di presentazione organizzate da acceleratori e network funzionano meglio quando la selezione è stretta e il pubblico è composto da investitori attivi nello stadio della tua società. Prima di candidarti, chiedi chi ha partecipato alle edizioni precedenti e quante startup hanno poi chiuso un round con quei partecipanti. Le piattaforme online, infine, aumentano la visibilità ma raramente sostituiscono il lavoro di qualificazione: un investitore che riceve centinaia di proposte da una piattaforma tenderà comunque a dare priorità a quelle che arrivano tramite qualcuno che conosce.

Arrivare all'investitore: presentazioni e contatti diretti

Il modo in cui arrivi a un investitore influisce sulla probabilità di ottenere un incontro. Una presentazione da parte di qualcuno di cui l'investitore si fida, come un founder del suo portafoglio, un co-investitore o un consulente con cui lavora, porta la tua email in cima alla pila. Un messaggio non sollecitato può funzionare, ma parte con uno svantaggio.

Per trovare le presentazioni, mappa le connessioni. Per ogni nome in cima alla lista, chiediti chi nel tuo giro conosce quella persona: altri founder, consulenti, ex colleghi, i tuoi primi clienti, gli investitori che hai già. I founder del portafoglio dell'investitore sono spesso la strada migliore, perché la loro presentazione ha un peso particolare.

Rendi facile il lavoro di chi ti presenta. Mandagli un breve testo che possa inoltrare così com'è: chi sei, cosa fa la società, un dato concreto di traction, quanto stai raccogliendo e perché pensi che quell'investitore in particolare sia adatto. Allega il materiale di sintesi. Chi deve scrivere tutto da zero rimanda, e spesso dimentica.

Se scrivi direttamente, vale lo stesso principio di sintesi. Un oggetto chiaro, poche righe che spiegano perché scrivi proprio a quella persona, un dato che dimostri progresso, e una richiesta precisa come una call di venti minuti. Il messaggio generico mandato a cento indirizzi si riconosce subito, e nell'ecosistema degli investitori la reputazione di chi manda pitch non mirati circola più velocemente di quanto si pensi.

I materiali da avere pronti prima del primo contatto

Prima di contattare chiunque, prepara almeno tre materiali coerenti tra loro.

Un documento di sintesi di una o due pagine, da allegare al primo messaggio: problema, soluzione, cliente, traction, team, importo richiesto e utilizzo. Deve permettere a chi lo legge di decidere in due minuti se vale la pena approfondire.

Un deck da inviare, pensato per essere letto senza di te. È diverso dal deck che proietti durante l'incontro, che può essere più visivo perché lo commenti a voce. La versione da inviare deve contenere frasi complete e numeri con il loro contesto.

Un insieme di documenti di base pronto per chi chiede di approfondire: cap table aggiornata, ultimi dati finanziari, modello con le ipotesi principali. La data room completa arriverà più avanti, ma un investitore interessato chiederà presto alcuni numeri, e rispondere in un giorno invece che in due settimane fa la differenza.

La coerenza tra questi materiali conta quanto la loro qualità. Un deck che dichiara 40 clienti, un documento di sintesi che ne riporta 35 e un sito fermo a 28 generano domande prima ancora che l'investitore arrivi al contenuto. Come viene letto un deck, e quali segnali vengono osservati per primi, è spiegato nella guida su cosa guardano gli investitori in un pitch deck.

Sequenza e ritmo dei contatti

Contattare tutti nello stesso giorno sembra efficiente e crea problemi. Gestire trenta conversazioni contemporanee con un team di due founder significa rispondere male a tutti. Contattare uno alla volta, all'opposto, allunga il round per mesi e toglie ogni dinamica competitiva.

Una soluzione frequente è procedere a ondate. Una prima ondata con una parte degli investitori della fascia intermedia, utile per affinare il racconto e scoprire quali domande arrivano più spesso. Poi, con un materiale già migliorato, gli investitori a cui tieni di più, idealmente in un intervallo di poche settimane, così che eventuali interessi concreti arrivino in tempi vicini. Lasciare i preferiti per ultimi ha un prezzo, perché nel frattempo potresti aver consumato energie; cominciare da loro significa presentarsi con la versione meno rodata del pitch. La sequenza giusta dipende da quanti contatti hai e da quanto è maturo il tuo racconto.

Metti in conto i tempi. Tra il primo contatto e un eventuale bonifico passano spesso mesi, e l'attività ordinaria della società non si ferma. Molti team stabiliscono che uno dei founder si dedichi in modo prevalente alla raccolta, mentre l'altro tiene in piedi prodotto e clienti.

Un sistema per non perdere il filo

Dopo i primi venti contatti, la memoria non basta più. Serve un registro, anche un semplice foglio condiviso, con una riga per investitore e colonne essenziali: fascia, chi ti ha presentato, data del primo contatto, stato della conversazione, ultimo scambio, prossimo passo con data, feedback ricevuto.

Gli stati vanno definiti con precisione. "Contattato", "primo incontro fatto", "in approfondimento", "verifica in corso", "rifiuto", "in pausa". Con definizioni chiare puoi vedere in un colpo d'occhio dove si concentra la tua lista e dove si blocca.

Il registro serve anche a imparare. Se dieci investitori su quindici si fermano dopo il primo incontro, il problema probabilmente sta nel racconto o nello stadio, non nella lista. Se gli stessi dubbi tornano più volte, come la concentrazione dei ricavi su pochi clienti o la dimensione del mercato, conviene affrontarli direttamente nel deck. Le domande che arrivano più spesso, e come prepararle, sono raccolte nella guida sulle domande degli investitori.

Un rifiuto motivato è un'informazione preziosa. Annotalo con le parole esatte, e chiedi se è possibile aggiornare quell'investitore più avanti. Molti fondi che dicono no oggi rivedono volentieri la società dopo sei mesi di progressi documentati.

Come trovare investitori per una startup industriale: un esempio

Una startup che sviluppa un software per la gestione delle manutenzioni negli impianti industriali cerca 700.000 euro. Ha 14 clienti paganti e ricavi ricorrenti di 22.000 euro al mese.

Il team parte dalle società simili: individua nove startup europee di software per l'industria che hanno chiuso un round seed negli ultimi tre anni, e ricava dai comunicati una ventina di investitori. Aggiunge fondi italiani con tesi sull'industria e sul software B2B, e un network di angel con molti ex manager del manifatturiero. Elimina chi ha investito in un concorrente diretto e chi non risulta attivo da oltre due anni. Restano 38 nomi.

Per ciascuno scrive la ragione specifica del contatto e cerca un legame. Due clienti conoscono partner di altrettanti fondi; un consulente ha lavorato con un terzo; l'acceleratore che li ha seguiti propone tre presentazioni. Gli altri riceveranno un messaggio diretto e personalizzato. La prima ondata coinvolge dieci investitori della fascia intermedia; dopo sei incontri il team riscrive la slide sul mercato, perché quattro investitori su sei hanno chiesto la stessa cosa. Solo allora contatta i dodici nomi della fascia alta.

Nessun passaggio di questo esempio è straordinario. Il risultato però è molto diverso dal foglio con 340 nomi: meno contatti, più conversazioni pertinenti, e un racconto che migliora a ogni incontro.

Gli errori che allungano la ricerca

  1. Partire dal deck invece che dalla lista. Molti team passano settimane a perfezionare le slide e poi costruiscono la lista in un pomeriggio. Una lista debole spreca anche il deck migliore.
  2. Contare i nomi invece delle conversazioni utili. Trecento contatti senza criterio producono poche risposte e un'impressione di scarso interesse che può demoralizzare il team.
  3. Chiedere a chi ti presenta di "girare il deck a chi conosce". Una richiesta vaga non produce presentazioni. Indica nomi precisi e fornisci il testo da inoltrare.
  4. Ignorare i segnali della prima ondata. Se le stesse obiezioni tornano tre o quattro volte, continuare con lo stesso materiale significa ripetere lo stesso risultato.
  5. Lasciare cadere i contatti dopo il primo no. Un investitore che rifiuta in modo motivato può diventare interessato dopo sei mesi di progressi, a patto di ricevere aggiornamenti brevi e regolari.
  6. Sottovalutare il tempo necessario. Una ricerca impostata bene richiede settimane di preparazione prima del primo messaggio. Iniziare quando la cassa copre solo tre mesi mette il team in una posizione negoziale debole.

L'altra metà del lavoro

Trovare investitori è solo metà del lavoro. Quando le conversazioni diventano concrete, inizia la valutazione dal tuo lato: portafoglio, comportamento nei momenti difficili, aspettative sui tempi e sulla governance. Come affrontare questa parte è il tema della guida su come scegliere gli investitori, compreso il modo di raccogliere referenze dai founder che l'investitore non ti ha indicato.

Il materiale con cui ti presenti resta il primo filtro di tutto il processo. Se vuoi lavorare su un pitch deck che un investitore riesce a valutare anche quando lo legge da solo, trovi i piani e prezzi online, e nel Brief Strategico puoi descriverci la lista che stai costruendo.

Domande frequenti

Da dove iniziare la ricerca di investitori per la startup?

Definisci prima il tipo di investitore coerente con fase e necessità del progetto. Questa scelta rende più mirata la ricerca dei nomi e limita i contatti privi di una ragione concreta di compatibilità.

Come verificare se la tesi di un investitore è ancora pertinente?

Controlla le informazioni attuali e leggi gli investimenti precedenti come contesto. Una concentrazione storica del portfolio è un indizio da approfondire, non una regola sufficiente per escludere il contatto.

Un elenco di nomi è già una lista di investitori qualificati?

No. Per ciascun nome serve una ragione di compatibilità con la startup. Founder, community, eventi e portfolio pubblici aiutano a trovare contatti, ma la qualificazione richiede un passaggio ulteriore.

Quali materiali preparare prima di contattare gli investitori?

Prepara materiali allineati tra loro e alla fase del progetto. La prima spiegazione e il deck devono descrivere la stessa realtà, così la conversazione può approfondirla senza incontrare contraddizioni.

Come tenere traccia della ricerca dopo i primi contatti?

Registra conversazioni, stato del rapporto e passaggi successivi in un sistema condiviso. Il tracciamento deve aiutare a riprendere il contesto e gestire le azioni, non limitarsi a contare i nomi raccolti.

Fonti e riferimenti