Cosa guardano gli investitori in un pitch deck: segnali e domande

di Dario Squartecchia · · 8 min di lettura

In breve

Cosa guardano gli investitori in un pitch deck nei pochi minuti della prima lettura: la coerenza tra problema, team, mercato, progressi e capitale richiesto, molto prima della grafica. Il deck viene scorso, l'attenzione si ferma su tre o quattro slide e da lì nasce la decisione di fissare una call oppure di chiudere il file.

Cosa guardano gli investitori in un pitch deck: immagine editoriale sul tema cosa guardano investitori pitch deck

Un investitore che riceve un deck via email raramente lo legge dall'inizio alla fine con la stessa attenzione. Lo scorre, si ferma su tre o quattro slide e in pochi minuti decide se vale la pena fissare una call. Cosa guardano gli investitori in quei minuti è abbastanza prevedibile, e quasi mai riguarda la grafica.

La prima lettura dura pochi minuti

Chi lavora in un fondo può ricevere decine di deck a settimana, e la maggior parte non arriva al secondo passaggio. Il primo filtro è veloce: capire cosa fa l'azienda, per chi, a che punto è e quanto chiede. Se una di queste quattro informazioni richiede di tornare indietro o di indovinare, il deck parte già in svantaggio.

La ricerca DocSend sui pitch deck, che analizza come vengono aperti e sfogliati i deck inviati agli investitori, è utile proprio per questo: mostra quanto poco tempo hanno le slide per farsi capire e su quali sezioni l'attenzione tende a fermarsi.

Ne segue una conseguenza pratica. Il deck che mandi per email deve funzionare senza di te. Una slide che regge solo con il tuo commento a voce, magari efficace durante la presentazione, in lettura diventa un'immagine muta. Molti founder preparano due versioni: una da inviare, più testuale, e una da proiettare.

Quali domande si pone l'investitore mentre legge?

Durante la lettura, l'investitore non ragiona per slide. Ragiona per domande, e ogni slide è utile nella misura in cui risponde a una di queste. Le domande che ti farà in riunione sono un'altra cosa, e arrivano dopo.

Ho capito il problema, e qualcuno paga per risolverlo?

La prima verifica è se riesce a riassumere in una frase cosa fa l'azienda e per chi crea valore. "Aiutiamo i laboratori di analisi a ridurre i tempi di refertazione" è una frase che si può verificare. "Rivoluzioniamo la sanità con l'intelligenza artificiale" no. Se questa chiarezza manca, tutto il resto viene letto con fatica, perché l'attenzione va a colmare la lacuna invece che a valutare il contenuto.

Questo team è quello giusto per questo rischio?

Ogni progetto ha un rischio principale, e non è lo stesso per tutti. In una startup deep tech è spesso tecnico: il prodotto funzionerà? In un marketplace è di adozione: riusciremo ad avere abbastanza domanda e offerta nello stesso momento? In un progetto regolato può essere normativo.

L'investitore guarda il team con quel rischio in mente. Un gruppo con forte esperienza commerciale e nessun profilo tecnico preoccupa poco in un software semplice, molto in un progetto dove la sfida è costruire una tecnologia che ancora non esiste. La slide del team convince quando rende evidente questo collegamento; un elenco di titoli e aziende precedenti, da solo, dice poco.

Il mercato è grande e raggiungibile?

Un mercato enorme ma frammentato, difficile da raggiungere con i canali disponibili o bloccato da contratti pluriennali vale meno di uno più piccolo ma accessibile. La dimensione interessa solo se è accompagnata da un modo credibile per arrivare ai clienti.

La traction è coerente con lo stadio?

Dieci clienti paganti sono un risultato forte in un pre-seed e un segnale debole in una Series A. L'investitore confronta il numero con ciò che si aspetterebbe a quel punto della vita dell'azienda, più che valutarlo in assoluto.

E lo confronta con le altre slide. Capita di vedere un deck con una slide di mercato solida e una slide di traction impressionante che però non sono compatibili tra loro: la crescita mostrata implicherebbe una quota di mercato già superiore a quella dichiarata come disponibile. Ogni slide, presa da sola, sembra ben fatta; l'insieme non regge, e un lettore attento lo nota in pochi secondi.

Può diventare abbastanza grande?

È la domanda che molti founder sottovalutano. Un fondo di venture capital sa che pochi investimenti produrranno quasi tutti i ritorni, quindi ogni nuova partecipazione deve avere almeno la possibilità di diventare molto grande. Un'azienda che può arrivare a qualche milione di ricavi può essere un ottimo business e, allo stesso tempo, un investimento che un fondo non riesce a giustificare.

Questo non obbliga a promettere crescite iperboliche. Basta mostrare che esiste uno scenario plausibile, con ipotesi dichiarate, in cui l'azienda diventa grande abbastanza per contare nel portafoglio di quel fondo.

Il round ha senso?

Infine, l'investitore verifica che la richiesta di capitale sia la conseguenza logica di quanto mostrato prima. Se l'importo non basta a raggiungere le milestone dichiarate, o se le milestone non richiedono davvero quella cifra, l'incoerenza pesa più della dimensione del round. Come costruire la richiesta è un tema a sé; qui conta che sia collegata al resto del deck.

Angel e fondi leggono il deck allo stesso modo?

Le domande sono simili, il peso che danno a ciascuna cambia. Un business angel investe denaro proprio, spesso in settori che conosce, e tende a dare molta importanza al rapporto con il founder e alla propria capacità di aiutare. Un fondo deve rispondere ai propri investitori, ha una tesi da rispettare, un ticket medio e una quota di partecipazione obiettivo: un deck perfetto per un angel può essere fuori perimetro per un fondo, senza che il progetto abbia nulla di sbagliato. Le differenze sono spiegate nel confronto tra business angel e venture capital.

Per ripassare le aree che un deck dovrebbe coprire, la guida di Sequoia alla struttura di un pitch resta un riferimento utile: problema, soluzione, perché adesso, mercato, concorrenza, modello di business, team, numeri. Va usata come lista di controllo, senza trasformarla in uno schema da copiare slide per slide.

Cosa guardano gli investitori prima della call?

Se il deck supera il primo filtro, prima di fissare l'incontro molti investitori fanno qualche verifica veloce. Guardano i profili dei founder e il loro percorso, provano il prodotto se è accessibile, cercano i concorrenti citati e quelli non citati, a volte chiedono un parere a qualcuno che conosce il settore.

È in questa fase che pesano i dettagli di coerenza. Un numero di clienti diverso tra il deck e il sito, un cofondatore presentato come full time che sul profilo risulta impiegato altrove, un prodotto descritto come lanciato che non si riesce a provare. Nessuno di questi elementi chiude la porta da solo; tutti insieme spostano la call da "capiamo se investire" a "capiamo cosa non torna".

Quali segnali fanno chiudere il deck?

Alcuni dettagli spingono un investitore a interrompere la lettura prima ancora di arrivare all'ask. Ce ne sono altri, ma questi ricorrono più di frequente:

  • numeri incompatibili tra slide diverse, come mercato e crescita che non tornano;
  • nessun concorrente, oppure una matrice in cui la startup vince su ogni asse;
  • un mercato da decine di miliardi senza alcun calcolo che porti al prodotto;
  • un team in cui il ruolo chiave per il rischio principale è scoperto o part-time, senza una spiegazione;
  • slide piene di aggettivi ("innovativo", "rivoluzionario", "unico") e povere di fatti.
Uno di questi punti, da solo, raramente chiude una porta. Due o tre insieme, di solito sì.

Dalla lettura all'incontro

Se il deck supera i primi filtri, arriva la call. Lì le domande diventano esplicite, e molte nascono proprio dai punti che la lettura ha lasciato aperti: è il tema della guida alle domande degli investitori. Un deck che anticipa i dubbi principali non elimina le domande; sposta la conversazione su ciò che conta.

Il criterio di fondo resta uno: l'investitore cerca un racconto in cui problema, team, mercato, progressi e richiesta di capitale si sostengono a vicenda. Una slide più debole delle altre si recupera in riunione. Un deck in cui le parti si contraddicono, in genere, non arriva alla riunione.

Dove proseguire

Capire cosa cercano gli investitori aiuta anche a scegliere a chi rivolgersi. La guida su come trovare investitori per startup parte da qui, mentre quella su come scegliere gli investitori giusti guarda la stessa relazione dal lato del founder.

Se vuoi costruire un deck che risponda già a queste domande, puoi vedere come lavoriamo su un pitch deck che un investitore riesce a valutare e i piani e prezzi, oppure partire dal Brief Strategico.

Domande frequenti

Cosa deve capire un investitore nelle prime slide?

Che cosa offri, a chi e quale problema affronti. Se questa base resta ambigua, anche i dati successivi diventano difficili da interpretare perché manca il contesto del business.

Perché un mercato molto grande può non bastare nel pitch?

La dimensione complessiva non spiega quale parte sia accessibile alla startup. Collega il mercato al segmento servito e al percorso concreto con cui intendi raggiungerlo.

Come cambia la lettura della traction in base alla fase?

Presenta evidenze appropriate a ciò che la startup ha già potuto verificare. Distingui risultati osservati e passaggi ancora da validare, evitando di far sembrare equivalenti segnali di maturità diversa.

Cosa deve mostrare il team oltre ai nomi dei founder?

Il legame tra competenze e rischi principali del progetto. Le esperienze sono più informative quando chiariscono perché quelle persone possono affrontare il lavoro necessario nella fase attuale.

Come rendere coerente la richiesta di capitale con il resto del deck?

Collega l'importo al piano e alle milestone descritte. L'investitore deve poter seguire il passaggio dalle evidenze attuali al lavoro da finanziare, senza trovare una richiesta scollegata dalla narrazione.

Fonti e riferimenti