Email agli investitori: come scrivere un primo contatto senza spam

di Dario Squartecchia · · 16 min di lettura

In breve

Una email agli investitori funziona se supera i primi dieci secondi di lettura: un oggetto che dice cosa c'è dentro, una prima frase su cosa fa la società, il motivo per cui scrivi proprio a quella persona, poca traction ben scelta e una richiesta precisa e facile da accettare. Contano anche tempi e modo dei solleciti.

Email agli investitori: immagine editoriale sul tema email investitori startup

Un partner di un fondo seed apre la posta sul telefono tra due riunioni. Ha davanti qualche decina di messaggi nuovi, e per ciascuno legge l'oggetto, le prime due righe, a volte il nome del mittente. In meno di dieci secondi decide se aprire, archiviare o rimandare a un momento che spesso non arriva. Una email agli investitori funziona quando supera quei dieci secondi: chi legge capisce subito cosa fa la società, perché scrivi proprio a lui e cosa gli chiedi. Tutto il resto, la storia del founder, il mercato, le proiezioni, può aspettare il secondo passaggio.

Lo scopo della prima email agli investitori

La prima email non serve a raccogliere capitale. Serve a ottenere una risposta, e idealmente una conversazione di venti o trenta minuti. Tenere in mente questo obiettivo cambia il modo di scrivere: ogni frase deve aiutare chi legge a decidere se quella conversazione vale il suo tempo, e tutto ciò che non serve a quella decisione può restare fuori.

Molte email falliscono perché provano a fare troppo. Cercano di anticipare ogni obiezione, di raccontare l'intero percorso del team, di mostrare tutte le metriche disponibili. Il risultato è un testo lungo, che sul telefono richiede di scorrere tre volte prima di arrivare alla richiesta. Chi legge in quelle condizioni tende a rimandare, e un messaggio rimandato raramente viene ripreso.

Una buona prima email si legge in meno di un minuto e lascia una sola domanda nella testa del destinatario: voglio saperne di più?

Meglio una presentazione da un contatto comune o un messaggio diretto?

Prima di scrivere, chiediti se esiste una strada per arrivare a quell'investitore tramite qualcuno che conosce. Una presentazione da parte di un founder del suo portafoglio, di un co-investitore o di un consulente di cui si fida porta il tuo messaggio in cima alla pila. Come individuare questi legami partendo da una lista qualificata è spiegato nella guida su come trovare investitori per startup.

Quando chiedi una presentazione, scrivi tu il testo. Chi ti presenta ha poco tempo e preferisce inoltrare un messaggio già pronto piuttosto che scriverne uno da zero. Il testo da inoltrare segue le stesse regole della prima email: poche righe, autosufficienti, comprensibili anche da chi non ti conosce. Molti investitori preferiscono che il contatto comune chieda prima il loro consenso alla presentazione; facilitare quel passaggio con un messaggio breve aumenta le probabilità che avvenga.

Il messaggio diretto, senza presentazione, funziona meno spesso ma funziona. Le possibilità crescono quando la ragione del contatto è precisa e verificabile: un investimento recente in un settore vicino, un intervento pubblico del partner su un tema che riguarda il tuo mercato, una tesi dichiarata in cui il tuo progetto rientra esattamente.

L'oggetto: dire cosa c'è dentro

L'oggetto ha un solo compito: far capire di cosa si tratta. Gli oggetti creativi o misteriosi, del tipo "Un'opportunità da non perdere" o "Il futuro della logistica", vengono letti come pubblicità. Quelli vaghi, come "Presentazione startup", si confondono con decine di messaggi simili.

Un oggetto efficace contiene il nome della società, cosa fa in poche parole e, se c'è, un dato o un riferimento comune. Qualche esempio:

  • "Presentazione da Laura Bianchi: Stockly, software di inventario per farmacie"
  • "Stockly (inventario farmacie): seed da 800k, 120 farmacie attive"
  • "Software di inventario per farmacie, dopo il tuo investimento in MedTrack"
Il primo sfrutta il contatto comune, il secondo mette subito in evidenza stadio e trazione, il terzo dice perché scrivi proprio a quella persona. Funzionano tutti perché chi legge sa cosa troverà aprendo il messaggio.

La prima frase: cosa fa la società

La prima frase del corpo dell'email dovrebbe spiegare cosa fa l'azienda, per chi e con quale risultato, in un linguaggio che capirebbe anche chi non conosce il settore. Sembra semplice, e invece è la frase che i founder sbagliano più spesso, perché cercano di essere originali o di descrivere la visione invece del prodotto.

"Stiamo rivoluzionando il modo in cui le farmacie gestiscono il proprio business" non dice nulla di verificabile. "Stockly è un software che collega il gestionale della farmacia ai fornitori e riordina in automatico i prodotti in esaurimento: le 120 farmacie che lo usano hanno ridotto in media del 20% le rotture di stock" dice cosa fa il prodotto, per chi, e quale effetto produce.

Il principio non riguarda solo le email. Tra i principi di Y Combinator per spiegare una startup, il primo è proprio quello di dire in modo chiaro e semplice cosa fa la società, prima di qualsiasi altra cosa. In un'email, dove il tempo di attenzione è ancora più breve, quella chiarezza decide se il resto verrà letto.

Perché proprio quell'investitore?

Personalizzare un'email non significa cambiare il nome nel saluto. Significa spiegare in una frase perché hai scelto quella persona, con un riferimento che dimostri di conoscere la sua attività.

Un riferimento utile è specifico e pertinente. "Ho visto che hai investito in MedTrack: il nostro prodotto lavora sullo stesso canale, le farmacie indipendenti, ma su un problema diverso, la gestione delle scorte" dice all'investitore che conosci il suo portafoglio, che non sei un concorrente della sua partecipata e che il tuo progetto è coerente con la sua tesi. "Ammiro molto il vostro lavoro nel settore tech" non dice niente, e anzi segnala che la stessa frase è stata mandata a molti altri.

Se non riesci a scrivere una frase di questo tipo, probabilmente quell'investitore non è ancora qualificato. Meglio tornare alla ricerca che mandare un messaggio generico, perché un primo contatto sbagliato rende più difficile il secondo.

Quanta traction mettere nel primo messaggio?

Uno o due numeri, con il loro contesto. Non di più. Il dato migliore è quello che risponde al dubbio principale che un investitore avrebbe sul tuo progetto: per una startup con un prodotto appena lanciato può essere il numero di clienti paganti, per una con ricavi ricorrenti la crescita mensile, per un marketplace il volume transato e la quota di utenti che tornano.

Ogni numero va accompagnato dal suo periodo e dalla sua definizione. "Ricavi ricorrenti mensili di 18.000 euro a marzo, cresciuti dell'11% al mese negli ultimi sei mesi" è un'informazione. "Crescita del 300%" senza base e senza periodo genera solo diffidenza, perché chi legge sa che una crescita del 300% da tre a dodici clienti è molto diversa da una crescita del 300% da cento a quattrocento.

Se non hai ancora numeri di trazione, scegli il segnale più concreto che hai: lettere d'intenti firmate, un progetto pilota a pagamento, una lista d'attesa con una conversione misurata. Evita di gonfiare segnali deboli; l'investitore li riconosce, e un numero ridimensionato al primo incontro pesa più di uno modesto dichiarato onestamente.

La richiesta: precisa e facile da accettare

L'email deve chiudere con una richiesta chiara. La più efficace è una conversazione breve, con una durata definita: "Avresti venti minuti nelle prossime due settimane per una call? Posso adattarmi ai tuoi orari".

Alcune richieste funzionano peggio. "Ci piacerebbe avere un tuo feedback sul progetto" chiede tempo senza offrire nulla e viene spesso ignorata. "Possiamo fissare un incontro per presentarti il round?" è accettabile ma suona più impegnativa. "Fammi sapere se sei interessato" lascia all'investitore il compito di decidere cosa fare, e di solito lui decide di non fare nulla.

Inserisci anche l'informazione che serve a capire la tempistica: quanto stai raccogliendo, se hai già degli impegni, quando pensi di chiudere. Un investitore che vede "stiamo raccogliendo 800.000 euro, con 300.000 già confermati da due angel del settore" capisce subito a che punto sei e se il suo ticket è compatibile.

Il deck va allegato, linkato o lasciato fuori?

Le opinioni sul deck nella prima email sono diverse, e conviene conoscerle. Alcuni investitori preferiscono riceverlo subito, per valutare prima di dedicare tempo a una call. Altri preferiscono una email breve e chiedono il deck solo se interessati. Quando il fondo indica una preferenza sul sito, seguila.

Se lo includi, manda una versione pensata per la lettura autonoma, diversa da quella che proietti durante l'incontro. Un PDF leggero, sotto i 5 MB, si apre sul telefono senza problemi. Un link a un servizio di condivisione permette di vedere chi ha aperto il documento e per quanto tempo, informazione utile per pianificare i follow-up; alcuni investitori però non amano dover inserire la propria email per accedere, e un link che richiede registrazione abbassa la probabilità di apertura.

In alternativa, molti founder allegano un documento di sintesi di una pagina e offrono il deck completo su richiesta. È un buon compromesso quando il deck contiene informazioni sensibili o quando il primo contatto è a freddo.

Anatomia di una prima email a freddo

Ecco come potrebbe apparire il primo messaggio di Stockly, scritto seguendo questi criteri. Conviene leggerlo due volte: la prima come lo leggerebbe Marco, sul telefono; la seconda paragrafo per paragrafo.

Oggetto: Stockly (inventario per farmacie): seed da 800k, dopo il tuo investimento in MedTrack

Ciao Marco, ho visto che hai investito in MedTrack lo scorso anno: anche noi lavoriamo con le farmacie indipendenti, su un problema diverso.

Stockly collega il gestionale della farmacia ai fornitori e riordina in automatico i prodotti in esaurimento. Le 120 farmacie che lo usano hanno ridotto in media del 20% le rotture di stock; i ricavi ricorrenti sono a 18.000 euro al mese, in crescita dell'11% mensile da ottobre.

Stiamo raccogliendo 800.000 euro per estendere l'integrazione ai tre gestionali più diffusi e aprire il canale delle catene. Abbiamo già 300.000 euro confermati da due angel del settore farmaceutico.

Avresti venti minuti nelle prossime due settimane per una call? In allegato trovi una sintesi di una pagina; il deck completo è disponibile se ti interessa approfondire.

Grazie, Giulia Rossi, CEO di Stockly

Sono circa 130 parole, e ogni blocco ha un compito. L'oggetto contiene il nome della società, il settore, l'importo e il motivo del contatto: Marco sa cosa troverà prima di aprire. La prima riga collega il messaggio a una scelta fatta da lui, e spiega in mezza frase perché Stockly non è un concorrente di MedTrack. Il secondo paragrafo dice cosa fa il prodotto con un verbo concreto, "riordina", e porta due numeri con il loro perimetro: 120 farmacie, rotture di stock ridotte del 20%, ricavi ricorrenti con il periodo di riferimento. Il terzo mette sul tavolo importo, uso dei fondi e impegni già raccolti, cioè le tre informazioni che decidono se il round rientra nella tesi del fondo. L'ultimo chiede una cosa sola, con un tempo preciso.

Manca molto: il team, il mercato, la concorrenza, le proiezioni. Va bene così, perché sono argomenti da conversazione e non da primo messaggio.

Il testo da far inoltrare a chi ti presenta

Quando qualcuno accetta di presentarti, ricevi spesso una risposta del tipo "volentieri, mandami due righe". Quelle due righe sono un'email a tutti gli effetti, con un vincolo in più: verranno lette da una persona che non ti conosce, inoltrate da qualcuno che non vuole spendere la propria credibilità su un messaggio confuso.

Un testo efficace in questa situazione ha quattro elementi. Una frase su cosa fa la società. Un dato che dimostra progresso. L'importo e lo stadio del round. Il motivo per cui quell'investitore in particolare potrebbe essere interessato. Ad esempio: "Stockly sviluppa un software che riordina in automatico i prodotti in esaurimento nelle farmacie indipendenti. È usato da 120 farmacie, con ricavi ricorrenti di 18.000 euro al mese. Sta raccogliendo un seed da 800.000 euro, e ha un canale di vendita molto simile a quello di MedTrack, che Marco conosce bene".

Scrivilo in terza persona, così chi ti presenta può copiarlo senza modifiche, e allega la sintesi di una pagina. Ringrazia sempre il contatto comune e tienilo aggiornato sull'esito: chi ti ha aiutato una volta lo farà più volentieri la volta successiva, e si sentirà parte del percorso.

Alcuni dettagli sembrano secondari e invece influiscono sulla risposta. Una firma con nome, ruolo, società, sito e numero di telefono permette all'investitore di verificare chi sei senza cercare. Un sito aggiornato, coerente con quanto scritto nell'email, evita il dubbio che il progetto sia fermo. Un indirizzo email con il dominio della società comunica più solidità di un indirizzo personale.

Controlla anche l'invio. Un messaggio spedito alle tre di notte o con un errore nel nome del destinatario lascia un'impressione che nessun numero riesce a correggere. Se usi strumenti per pianificare gli invii, verifica che le personalizzazioni siano state inserite correttamente prima di partire.

Scrivere a investitori di altri paesi

Se il tuo mercato è europeo e stai contattando fondi di altri paesi, scrivi in inglese, anche se il partner parla italiano: l'email potrebbe essere inoltrata a un collega che non lo parla. Vale lo stesso per la sintesi allegata e per il deck.

Un investitore straniero si chiederà subito se la società può crescere oltre i confini nazionali, quindi conviene rispondere in una frase: dove opera oggi, quale sarà il primo mercato estero e con quale primo segnale, come un cliente pilota o un distributore. Molti fondi guardano già oltre il proprio paese, anche perché le politiche europee spingono in quella direzione: le misure per facilitare investimenti e crescita tra paesi diversi sono riassunte nella Strategia UE per startup e scaleup. Nell'email, però, basta quella frase sul mercato estero; il resto appartiene al deck.

Dopo l'invio: tempi e solleciti

Molti investitori non rispondono subito, e qualcuno non risponde affatto. Un sollecito breve dopo una settimana o dieci giorni è accettabile e spesso funziona, perché il primo messaggio potrebbe essere semplicemente scivolato in fondo alla casella. Il sollecito deve aggiungere qualcosa: un nuovo cliente, un dato aggiornato, un traguardo raggiunto. Un messaggio che dice solo "volevo sapere se hai letto la mia email" ha poche probabilità di ottenere risposta.

Dopo due solleciti senza risposta, conviene fermarsi e annotare l'investitore come da ricontattare più avanti. Un aggiornamento dopo tre o quattro mesi, con progressi concreti, è un messaggio diverso e spesso più efficace. Come costruire aggiornamenti periodici che mantengano vivo l'interesse è il tema della guida sull'investor update, mentre cosa scrivere dopo un incontro andato bene è spiegato in quella sul follow-up dopo il pitch.

Tre segnali che fanno archiviare il messaggio

Il primo è la massa. Un saluto come "Gentile investitore", una lista di destinatari visibile, un riferimento generico al "vostro portafoglio": il messaggio di massa si riconosce in un secondo, e chi lo riceve conclude che il mittente non ha fatto alcuna verifica. Il danno va oltre la singola email, perché un partner che archivia un messaggio impersonale difficilmente lo ripescherà quando arriverà, mesi dopo, una presentazione dallo stesso founder.

Il secondo è il tono. "Unico", "rivoluzionario", "nessun concorrente" spostano l'attenzione dal prodotto alla credibilità di chi scrive. Lo stesso vale per un'apertura dedicata alla storia del founder, letta al posto della frase che dice cosa fa la società. Nell'email di Stockly la parola più enfatica è "automatico", ed è una descrizione.

Il terzo è il disallineamento. Un'email senza importo né stadio costringe l'investitore a chiedere informazioni di base prima di sapere se il progetto rientra nella sua tesi; un messaggio a un fondo che investe in un altro stadio o in un altro settore dimostra che quella verifica non è stata fatta. Bastano dieci minuti sul sito del fondo e sul suo portafoglio per evitarlo, e se il dubbio riguarda il tipo di interlocutore, le differenze tra le logiche di un angel e di un fondo sono spiegate nella guida su business angel e venture capital.

Gli allegati pesanti appartengono alla stessa famiglia: un file da trenta megabyte, o tre documenti insieme, sul telefono non si aprono, e il messaggio scivola tra quelli da guardare più tardi.

La rilettura sul telefono

Rileggi l'email come se fossi il destinatario, sul telefono, tra due riunioni. Il nome della società e cosa fa sono chiari nelle prime due righe? Il motivo per cui scrivi a quella persona è specifico? I numeri hanno periodo e contesto? La richiesta è precisa? Se una di queste risposte è no, la correzione richiede pochi minuti e può cambiare il risultato.

L'email apre la porta; quello che l'investitore trova dopo deve reggere il confronto. Quando è il deck allegato a non essere all'altezza del primo messaggio, il servizio di Pitch Deck per Investitori lavora su quel documento, con piani e prezzi consultabili prima di qualsiasi contatto; per spiegarci la situazione basta un Brief Strategico compilato con il testo dell'email che vorresti inviare.

Domande frequenti

Come personalizzare un'email oltre al nome dell'investitore?

Spiega la ragione concreta del contatto in relazione alla sua tesi o al suo ambito. La personalizzazione deve mostrare compatibilità, non limitarsi a un saluto diverso sopra lo stesso messaggio.

Cosa scrivere nella prima frase dell'email?

Rendi subito comprensibile cosa fa la startup. Una frase concreta aiuta il destinatario a leggere i dati successivi nel contesto corretto, senza dover prima decifrare slogan o superlativi.

Quanti dati di traction mettere nel primo messaggio?

Seleziona pochi elementi pertinenti alla fase della startup. Includi quelli che aiutano a capire il progresso effettivo, mantenendo il contesto necessario per non far apparire i risultati più solidi di quanto siano.

Quale richiesta fare nella prima email a un investitore?

Chiedi un passo contenuto e proporzionato alla relazione iniziale. Il messaggio deve rendere facile capire cosa proponi, senza pretendere che una prima lettura equivalga già a una valutazione completa.

Come condividere il deck senza appesantire l'email?

Mantieni il messaggio leggero e usa un collegamento al materiale pertinente. L'email deve orientare la lettura, mentre il deck offre l'approfondimento senza trasformare il primo contatto in un invio eccessivo di file.

Fonti e riferimenti